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Amaranto in Cucina

Non fa parte della famiglia delle Graminacee bensì delle Amarantacee: è l’amaranto, pianta i cui semi sono spesso mescolati a quelli dei cereali pur non essendo un cereale. Si tratta di una pianta di origine antichissima – ha più di 10 mila anni – coltivata e consumata dalle popolazioni precolombiane degli Aztechi, Maya e Incas. Considerata pianta sacra e dell’amicizia, l’amaranto, chiamato anche “grano degli dei”, è caratterizzato dall’assenza di glutine, quindi consigliato ai celiaci e a coloro che soffrono di intolleranza alle graminacee.

Tra le diverse virtù dell’amaranto ricordiamo che è un’importante fonte di proteine, preceduto solo dal farro. È anche fonte di calcio, tre volte superiore al quantitativo presente nei cereali. Ancora, l’amaranto è un’ottima riserva di ferro (ne ha molto di più degli spinaci!), ma anche di magnesio, fosforo, potassio e vitamine (come la vitamina C, assente nei cereali).

In cucina è perfetto per la preparazione di zuppe, sformati dolci o salati ma anche barrette e snack energetici. Si abbina con gusto ad ogni preparazione a base di cereali, completando una minestra di verdure così come di cereali integrali e non. I semi di amaranto possono aromatizzare del pane fatto in casa oppure, saltati in padella, diventano degli sfiziosi pop corn.

Prima di cucinarlo, è bene bollirlo per almeno 30-40 minuti in abbondante acqua (in quantità tre volte superiore a quella dell’amaranto) oppure per 20 minuti in pentola a pressione.

Fonti: Cure-Naturali.it, Alimentipedia.it

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