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Snack senza glutine: le barrette al sesamo

Fare la spesa senza glutine non è affatto semplice: se è vero che da un lato bisogna eliminare i cibi che tipicamente lo contengono, cioè innumerevoli cereali e derivati, dall’altro le lavorazioni industriali degli alimenti favoriscono la contaminazione dei cibi, apparentemente innocui, con la sostanza incriminata. In linea generale, controllate sempre e molto attentamente le etichette degli ingredienti sulle confezioni dei prodotti che acquistate. Quelli dichiaratamente senza glutine devono esibire sugli involucri il marchio di una spiga barrata e l’indicazione in evidenza “senza glutine”.

A chi soffre di celiachia, patologia autoimmune e permanente dell’apparato intestinale, consigliamo di acquistare alimenti pensati e prodotti espressamente per celiaci, perché certamente sicuri e garantiti. Ma quanto può essere varia la spesa di una persona celiaca? Dev’esserlo il più possibile, così come quella di chi non soffre di celiachia. Nella grande distribuzione e nei negozi di prodotti bio e naturali l’offerta è sempre più diversificata e comprende persino snack e alimenti fuori pasto. Come i cracker e le barrette al sesamo senza glutine, spesso proposte in comode confezioni singole monoporzioni, da portare ovunque con sé: a scuola, in ufficio, in palestra, in viaggio,… Per un aperitivo sfizioso o una merenda salata, spalmatele con dei formaggi freschi oppure, per chi ha voglia di dolce, velatele di burro e/o marmellata. Valida alternativa al pane e sfizioso accompagnamento di qualsiasi pasto, le barrette al sesamo senza glutine sono inoltre iposodiche e prive di latte, uova, soia e lievito.

La produzione di alimenti senza glutine è sempre più variegata e completa a fronte di una crescente manifestazione della patologia a livello nazionale. Secondo dati del Ministero della Salute (2011), ogni anno in Italia si diagnosticano 135.800 casi di celiachia, con un aumento annuo del 10%. Attualmente in Italia i malati di celiachia sono più di 600 mila. Le ragioni di un tale boom si devono sia a una maggiore attenzione verso il fenomeno (comprendente anche la disponibilità di test più analitici e mirati), sia a un maggior consumo di cereali lavorati, e quindi ricchi di glutine, rispetto al passato. A tutto ciò si aggiungono fattori ambientali: gastroenteriti di natura batterica che degenerano in celiachia, situazioni di stress psicofisico per esempio post parto, legate a gravi dispiaceri (lutti famigliari, per esempio) oppure a interventi chirurgici, ecc. I fattori ambientali agiscono su chi è già geneticamente predisposto alla celiachia favorendo l’insorgere della malattia, in qualsiasi fase della vita, anche nella terza età.

Fonte: LaStampa.it, Nutrilatuasalute.it

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